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Pietrapaola

Il caratteristico borgo di Pietrapaola è un singolare impasto di pietre e di storia, sovrastato da due scoscese rupi: la Timpa del Castello e Il Salvatore.

Al primo imponente costone che sovrasta il centro abitato si aggrappano le dimore dei residenti; il secondo, della stessa natura rocciosa, detto del Salvatore, gli si erge vicino. 

Gli speroni rocciosi sono entrambi caratterizzati da un alveare di grotte che arditamente li frastagliano e che fanno risalire l’origine di Pietrapaola addirittura all’età del ferro (secc. IX-XIII a.C.), come testimoniano i reperti rinvenuti in località Spinaro, in cima all’abitato, le documentazioni paleontologiche e la  Grotta del Principe, magnifico esempio di arte rupestre,  incastonato nella roccia del Salvatore

Ma le fonti documentarie tacciono fino al 1269, anno in cui Carlo I d’Angiò  concede il feudo di Pietrapaola al milite Elia di Tuello, il quale, peraltro, nel 1274 lamentava presso il sovrano di avergli concesso una zona disabitata e improduttiva, per cui nel 1276 Carlo d’Angiò chiedeva ai suoi giustizieri un dettagliato rapporto su quelle terre che risultassero abbandonate.

Di qui, con alterne vicende, Pietrapaola passa di feudatario in feudatario, che di volta in volta ne valorizza le risorse o ne avvilisce le potenzialità. 

Nel 1413 è possedimento del cosentino Ruggero Britti e dei suoi eredi;  entra poi a far parte delle proprietà dei Ruffo di Montalto, di Marino Marzano (spodestato dai sudditi che si ribellano al comando di Bernardino de Leonardis a cui lo stesso Marzano ne aveva affidato la potestà), diTommaso Guindazzo (1471); di Diego Cavaniglia conte di Montella (1472), di Giovanfrancesco Sanseverino conte di Caiazzo, al quale i feudi vengono confiscati. 

Alla fine del Quattrocento Pietrapaola passa a Ferrante d'Aragona, figlio naturale del re e futuro duca di Montalto, ai cui eredi il feudo resta per circa un secolo, allorché entra nei domini dei Ruffo, principi di Sicilia, e poi di Giovan Michele Mandatoriccio che nel 1619 lo acquista per 25000 ducati. 

A seguire i Sembiase, patrizi cosentini ed eredi dei Mandatoriccio, mantengono il dominio su Pietrapaola dalla fine del Seicento alla legge sull'eversione della feudalità (2 agosto 1806), emanata dai Francesi.

Nel 1807 il paese viene elevato a “luogo” nel governo di Cariati, ma un decreto del 4 maggio 1811 lo declassa a frazione di Mandatoriccio. Con i Borboni riacquista l'autonomia (1816) per perderla nuovamente nel 1928, quando rientra a far parte del comune di Mandatoriccio. Diviene definitivamente autonomo nel 1934.

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