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Bocchigliero

Lungo la dorsale di una collina che si affaccia sull’antico flumen Arentianum (l’attuale torrente Arenzano affluente del Trionto), si distende l’abitato di Bocchigliero. 

Benché posto ad un’altitudine di novecento metri sul livello del mare, il borgo, naturalmente protetto dai contrafforti della Sila, per buona parte dell’anno riserva ai suoi abitanti un clima mite, godendo a levante e a mezzogiorno dei venti tiepidi che spirano dallo Ionio.

Sull’origine del nome del paese, che è di conseguenza strettamente legato ai suoi fondatori, gli studiosi hanno avanzato varie ipotesi, di cui ben tre ampiamente argomentate. 

Una prima, dello storico Vincenzo Padula, tende a dimostrare la derivazione Semitica, e più specificatamente Ebraica, del borgo; infatti, soprattutto attraverso l’analisi della toponomastica del territorio, nella sua  ponderosa opera Protogea o sia l'Europa preistorica, lo studioso Calabrese (1819-1893) sostiene la bizzarra convinzione che Bocchigliero sia stata fonda dagli Ebrei, primi abitatori della Calabria, anzi, addirittura, primi abitatori dell’Europa. 

Una seconda ipotesi, desunta dalla tradizione orale e raccolta nei primi anni del XVII secolo da Fra Benedetto da Rossano in un manoscritto denominato Notizie, affida la fondazione di Bocchigliero ad abitanti di Campana che, raggruppati per parentadi, costruirono piccoli casali con relativi luoghi di culto, dando origine ai cosiddetti Casalini. 

Intorno all’anno mille, plausibilmente per ragioni di sicurezza, gli abitanti dei Casalini si riunirono e diedero vita all’odierno borgo, a cui imposero il nome di Bocchigliero, forse in ricordo dell’antico mestiere di bottai (Bottigliero e di qui Bocchigliero) esercitato dai colonizzatori.

Una terza ipotesi, infine, presuppone che Bocchigliero altro non fosse che l’antica città bruzia di Arento (da cui ebbe origine il nome del sottostante fiume Arenzano), fagocitata dalla colonizzazione romana e perciò divenuta, all’indomani della seconda guerra punica, colonia romana.

Arento, quindi, cedette il posto a Bocchigliero, forse come Tempsa (la ionica) lo cedette a Longobucco e Caliserna a Campana. E può darsi che non sia un caso che Bocchigliero e Longobucco presentino un’origine comune, trovandosi la parola Bucco in entrambi i nomi (Bucolon, pastore in greco; Buccus, pastore in latino), cosa che induce a pensare che i coloni romani, dediti  alla pastorizia quanto i predecessori Brettii, chiamarono la nuova colonia Bucchilerius, cioè paese abitato da pastori.

Trascorsa la dominazione bizantina, in età normanno-sveva prima e angioina dopo, si statuisce e si consolida il regime feudale e benché amministrativamente Bocchigliero dipenda dal giustizierato di Rossano, il borgo viene nominato per la prima volta come Casale nel 1337, in un diploma del re Roberto il Guiscardo.

Da questo momento la storia di Bocchigliero è quella di un feudo che passa di mano in mano fino all’Unità d’Italia, non perdendo però l’occasione di svilupparsi demograficamente ed economicamente. 

Dal periodo post-unitario fino agli anni Ottanta del secolo scorso, il borgo è colpito da due piaghe: prima quella del brigantaggio (malgrado la nota romantica con cui si è voluto ingentilire questo fenomeno) e più tardi quella dell’emigrazione.

Bocchigliero oggi, immerso in una natura lussureggiante ed incontaminata, si offre come un’oasi di tranquillo benessere, capace anche di regalare piacevoli momenti di convivialità e dinamicità.

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