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Cropalati

Cropalati sorge su una verdeggiante collina dalla quale si domina l’intera valle del fiume Trionto, l’antico Traes per i greci e Traentum per i romani.

Non è da escludere che in epoca romana Cropalati sia stato un accampamento fortificato, il Castrum Cropalatum, con la funzione di controllo della via della transumanza jonico-silana lungo il fiume Trionto, battuta anche per i traffici dell’argento e del sale, estratti dalle miniere di Longobucco.

Nondimeno il toponimo rimanda all’origine bizantina del borgo, sia che si voglia accettare l’ipotesi che esso sia sorto come feudo di un kouropalates  (Curopalate), un “intendente di palazzo”, ma più in generale un alto dignitario bizantino che rivestiva a Rossano un importante incarico, sia che si voglia credere che al borgo sia stato imposto questo nome in onore di Michele Curopalatis, padre di Teofilatto, incoronato imperatore di Costantinopoli da Niceforo Patriarca.

Indubbiamente tra i secoli VI-X Cropalati fu meta di monaci ed eremiti che in fuga dall’Oriente per le persecuzioni iconoclaste ripararono nelle numerose grotte già scavate nel tufo dalla popolazione locale (popoli italici prevalentemente Bretii,  come confermano i numerosi ritrovamenti) e ne scavarono altre (come Santa Maria ad Gruttam) per rifugiarvisi e pregare, sull’esempio dell’eremita Sant’Antonio Abate, fondatore del monachesimo cristiano e  primo degli abati, Santo Patrono del paese, ancora oggi molto venerato. 

Il borgo è infatti caratterizzato da grotte e gallerie artificiali, oggi per la maggior parte chiuse. 

La più misteriosa era chiamata carnara, da carneficina, perchè secondo la legenda gli uomini o gli animali che vi entravano vi trovavano la morte. 

Da pertinenza dello Stato di Rossano, dal XIV secolo Cropalati diventa feudo che passa attraverso varie signorie: i Britti, i Ruffo, i Sambiase, i Canavaglia, i Guindazzi, i D’Aragona Montalto, i Badolato. 

Acquistato nel 1617 dalla Principessa Aldobrandini, Cropalati rientra a far parte dello Stato di Rossano e vi rimane fino al 1806. Nel 1807 diviene “luogo” del “Governo di Cariati” e nel 1811 è capoluogo mandamentale (distretto giudiziario in cui il pretore esplicava le proprie funzioni), ora sostituito dal circondario, comprendente i comuni di Calopezzati, Caloveto, Crosia e Paludi.

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